LA VERA NATURA DI CARAVAGGIO

(2016, 12 puntate per 52')
un programma di: Tomaso Montanari
regia: Luca Criscenti
fotografia: Francesco Lo Gullo
montaggio: Massimiliano Cecchini
musica: Giorgio Giampà
produzione: Land Comunicazioni
on air: Rai 5

Dodici puntate sulla vita e sull’arte di Michelangelo Merisi. Un viaggio nelle opere di un maestro di cui si è detto e scritto moltissimo. La rivoluzione pittorica di Caravaggio, il suo naturalismo, l’aderenza al vero, il gioco dei contrasti, la modernità. Ma anche il rapporto con la committenza e il mondo di cui amava circondarsi. Una vita fatta di luci ed ombre, come le sue tele. Da Roma a Milano, da New York a San Pietroburgo, da Londra a Parigi, da Napoli a Siracusa, da Malta alla spiaggia di Porto Ercole, dove muore il 18 luglio del 1610 a soli 39 anni. Un’indagine fatta di analisi dei testi pittorici e dei documenti, per provare a rispondere alle molte domande ancora aperte su Caravaggio.
1. Le vie dei campi
Le origini di Michelangelo Merisi. Un approccio critico alla sua opera che parte dai documenti d’archivio: la sua nascita, i luoghi in cui è cresciuto, le immagini che ha visto da bambino, rimaste per sempre impresse nella sua memoria e nella sua fantasia. Con Caravaggio incrociamo la grande tradizione artistica del Cinquecento veneto e lombardo: la pittura che da Giorgione e da Tiziano arriva fino a Simone Peterzano, da cui un Caravaggio tredicenne compie il suo apprendistato; e “l’umile pittura della realtà” degli artisti lombardi del secondo Cinquecento: Lotto, Moretto, Savoldo, Moroni, i fratelli Campi. Suggestioni che Caravaggio porterà sempre con sé e che presto farà esplodere a Roma, in un contesto culturale completamente diverso. Perché il Caravaggio che muove i suoi primi passi a Roma è un pittore profondamente lombardo.
2. Senza recapito e senza provvedimento
Il primo periodo di Caravaggio a Roma, da quando arriva nella capitale a quando il Cardinale Francesco Maria Del Monte acquista la sua prima opera. Un anno di stenti, in cui il pittore dipinge per se stesso e per il mercato: mezze figure, ritratti di osti e di garzoni di bottega. Le sue prime opere: il Ragazzo che monda un frutto, il Bacchino malato, il Ragazzo con la canestra di frutta e il Ragazzo morso da un ramarro. Ma l’opera che segna una svolta, perché la compra il cardinal Del Monte per portarla nella sua residenza, è I bari. Il primo quadro in cui la strada e la vita quotidiana entrano in una tela di Caravaggio.
3. Servizio e libertà
Dopo l’acquisto de I bari e della Buona Ventura, il cardinal Del Monte chiama l’artista a Palazzo Madama dove dipinge Il Concerto e dove conosce Vincenzo Giustiniani, l’altro suo grande committente. Così a Caravaggio arrivano commissioni importanti, e protezione. Ma accanto alle commissioni Caravaggio continua la sua personalissima ricerca artistica: la Maddalena pentita e il Riposo durante la fuga in Egitto, opere in cui si può leggere il gioco sottile tra realtà e finzione, e dove la “strada”, che irrompe ancora sulla tela, si trasforma in soggetto sacro. Corpi in posa, dipinti in uno studio, ambientati in uno strepitoso paesaggio naturale.
4. Il corpo delle cose
Caravaggio comincia a rompere gli schemi. Per lui la pittura sacra, la pittura di storia e la pittura di oggetti stanno sullo stesso piano. Così dipinge una spettacolare natura morta, la Canestra di frutta dell’Ambrosiana, aprendo le porte all’arte moderna. Anche il Bacco degli Uffizi è un’opera che precorre la storia dell’arte, perché questo “torpido e assonnato garzone da osteria”, dice Roberto Longhi, dialoga direttamente con lo spettatore. E poi la Medusa, una figura che ci restituisce un Caravaggio ossessionato dalle teste mozzate. E ancora l’unica pittura murale di Caravaggio: il Giove, Nettuno e Plutone di Villa Ludovisi, dove l’artista immagina gli dei dell’Olimpo nudi sul cornicione di un palazzo, in posizione funambolica.
5. Storie senza azione
Caravaggio allarga la sua committenza: a Del Monte e Giustiniani si aggiunge il banchiere genovese Ottavio Costa, per cui dipinge la Marta e Maria Maddalena di Detroit e la Giuditta che decapita Oloferne di Palazzo Barberini. Opere in cui riconosciamo una delle sue modelle, Fillide Melandroni, che aveva già prestato il volto alla Santa Caterina d’Alessandria del Museo Thyssen di Madrid. Ma accanto alla committenza privata Caravaggio si misura con le prime, grandi, opere pubbliche. Un vero e proprio salto di qualità, che comincia con le grandi tele di S. Luigi dei Francesi, e prosegue con quelle di S. Maria del Popolo. “Storie senza azione”, secondo la definizione del Bellori, ma in cui Caravaggio tocca il vertice della sua arte, segnando un punto di non ritorno nella storia dell’arte moderna.
6. Amor sacro e amor profano
Caravaggio torna a San Luigi de’ Francesi per la pala d’altare con San Matteo e l’angelo. Ma il quadro non piace. Caravaggio ne dipinge un altro ed è un successo. Aristocratici, cardinali e prelati gli chiedono opere. Nascono così una serie di quadri da stanza di soggetto sacro: Il sacrificio di Isacco degli Uffizi; la Cattura di Cristo di Dublino; l’Incoronazione di spine di Vienna. Per Giustiniani Caravaggio aveva dipinto inoltre altre tele, poi passate nelle mani del re di Prussia, andate distrutte a Berlino nel 1945. Si conservano invece, in Germania, altre due tele del Giustiniani, dove il pittore mette al centro della sua arte il corpo umano: quello ferito di Cristo nell’Incredulità di Tommaso; e quello giovane e provocante di un Amore vincitore, un amore profano ritratto nell’atto di sconfiggere ogni cosa. Un’allegoria dalle forme estremamente reali.
7. Sugli altari
Nei primi anni del ‘600 Caravaggio è uno dei pittori più richiesti, le sue opere destinate ai privati e agli altari delle chiese: il San Giovannino dipinto per il banchiere Ottavio Costa, la Cena in Emmaus di Londra per i Mattei; la Deposizione di Cristo, oggi ai Musei Vaticani, sull’altare della chiesa dei Filippini, Santa Maria in Vallicella. Misteriosa è la genesi della Madonna del Rosario, comprata da un gruppo di artisti guidato da Rubens per una chiesa di Anversa e poi finita a Vienna. Tutta romana è invece la Madonna dei Pellegrini, ancora sull’altare per cui venne dipinta, nella chiesa di S. Agostino. Una Madonna dal volto inconfondibile di Lena Tognetti, prostituta e amica di Caravaggio. Una donna del popolo, con in braccio il suo bambino, di fronte a due viandanti inginocchiati, con i piedi sporchi e i vestiti rattoppati. Un quadro del quale “dai popolani ne fu fatto estremo schiamazzo”.
8. Nella polvere
La notte del 28 maggio 1606 Caravaggio uccide Ranuccio Tommasoni e fugge da Roma per non tornarci più. Prima della fuga l’artista realizza quadri memorabili, ma che non sempre incontrano il favore dei committenti. Per Santa Maria della Scala, a Trastevere, dipinge una Morte della Vergine che i carmelitani rifiutano, forse, come è stato scritto, perché la Madonna vi appare priva di “decoro”. Accanto alle grandi pale, i quadri di devozione: San Girolamo nello studio, forse dipinto per Scipione Borghese; San Girolamo penitente oggi a Monserrat, Catalogna; San Francesco in meditazione e il San Giovannino della collezione di Palazzo Corsini. Nei primi mesi del 1606, Caravaggio fa una delle sue opere più belle: laMadonna dei Palafrenieri. Una grande pala che doveva decorare un altare della nuova San Pietro, ma che resta in basilica un solo giorno.
9. La dignità dei corpi
Mentre è in fuga da Roma con una condanna a morte, Caravaggio dipinge la Cena in Emmaus di Brera e il San Francesco di Cremona. A ottobre del 1606 arriva a Napoli, dove trova lavoro e riesce a passare inosservato. Ci resta otto mesi, e realizza alcune grandi pitture, a cominciare dalle Sette opere di misericordia. La sua pittura si fa più cupa; la materia pittorica si disfa; si moltiplicano le teste tagliate: nella Salomè con la testa del Battista di Londra come nel Davide con la testa di Golia di Vienna. Stessa temperatura nella Crocifissione di Sant’Andrea, dipinta per il Vicerè; e nel Cristo alla colonna di Rouen. Per San Domenico realizza la Flagellazione di Cristo. Una tela in cui ripensa alle opere di qualche anno prima, guardando a una lunga tradizione, ma interpretando il soggetto, come sempre, in modo profondamente innovativo.
10. Sorvegliare e punire
Nel luglio del 1607 Caravaggio arriva a Malta nella speranza che, con l’ammissione all’Ordine dei Cavalieri, possa ottenere il perdono del papa e tornare a Roma. Nella Concattedrale di San Giovanni si conserva il San Girolamo scrivente; al Louvre il Ritratto di Alof de Wignacourt, Gran Maestro dell’Ordine; a Palazzo Pitti l’Amorino dormiente. I documenti spiegano quanto il pittore fosse apprezzato nell’isola. E’ per questo che viene ammesso all’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni. L’enorme tela che realizza nel 1608, la Decollazione di San Giovanni Battista, è forse un’offerta per la ratifica della nomina. Il quadro fece grande impressione, ma è un successo di breve durata. Caravaggio partecipa a una rissa, viene messo sotto inchiesta e chiuso nel Forte Sant’Angelo in attesa di giudizio.
11 – La vita messa a nudo
Fuggito da Malta, Caravaggio arriva a Siracusa. Sappiamo che visita le Latomie, le antiche carceri greche, ossessionato dall’idea della condanna e della reclusione. E sono forse proprio le Latomie lo sfondo in cui ambienta la sua prima opera siciliana, Il seppellimento di Santa Lucia, patrona della città. Un’opera senza speranza, priva di qualsiasi idea di trascendenza. Da Siracusa sI sposta a Messina, forse protetto dal Priore dell’Ordine del Cavalieri di Malta in quella città, Antonio Martelli che ritrae su una tela.. Il Museo regionale conserva due opere: la Resurrezione di Lazzaro, in cui il protagonista sembra opporsi al ritorno alla vita; e un’Adorazione dei pastori in cui la Madonna, vinta dalla fatica del parto, mostra tutta la sua umanità. Non diversamente dalla Maria della Natività di Palermo, città in cui forse Caravaggio non è mai stato. E dove oggi non c’è più neppure la sua tela, trafugata in una notte del 1969.
12 – Lo scandalo della verità
Caravaggio torna a Napoli, dove viene aggredito e sfigurato. Il suo umore è sempre più nero, ma spera di tornare a Roma e continua a lavorare. Dipinge una Salomé con la testa del Battista e un’Annunciazione. La materia pittorica sembra sfaldarsi, prevale il nero. Come nel Martirio di Sant’Orsola o nella Negazione di Pietro. Quadri tragici, notturni senza speranza. In primavera Caravaggio si imbarca per Roma. A Palo laziale viene arrestato e poi liberato. Solo e malato giunge a Porto Ercole, dove muore. Sulla barca le opere che doveva donare al papa. Tra queste una Maddalena penitente, che conosciamo in copia; un San Giovanni Battista e un Davide con la testa di Golia. Nel Davide il pittore presta il suo volto al gigante, la cui testa pende nelle mani di un carnefice giovane e triste. E’ l’ultimo autoritratto di Caravaggio.