INVENTARE IL TEMPO

(2014, 8 puntate per 52' - HD)
un programma di: Sandro Cappelletto
regia: Angelo Bozzolini
fotografia: Sandro De Pascalis, Emanuele Chiari
montaggio: Massimiliano Cecchini
produzione: Land Comunicazioni
on air: Rai 5

Un brano di musica come un romanzo con i suoi personaggi, in un’unica drammaturgia uno spettacolo di musica e parole in cui il compositore e la sua opera vivono nella storia del loro tempo fino ad arrivare a noi. Il set è uno spazio dove il narratore e gli interpreti sono in campo. Le esecuzioni, tutte di giovani interpreti, ricreano l’atmosfera dell’epoca, evocando immagini capaci di contestualizzare il luogo e il tempo della creazione dell’opera alla quale è dedicata la puntata. Dalle Variazioni Goldberg di Bach al Quartetto per la fine del Tempo di Olivier Messiaen, dai madrigali di Gesualdo da Venosa al Quartetto delle dissonanze di Mozart.

1. La notte delle dissonanze
W. A. Mozart, Quartetto K 465 n. 19 in do maggiore
Interpreti: Quartetto Guadagnini (Fabrizio Zoffoli, violino; Giacomo Coletti, violino; Margherita Di Giovanni, viola; Alessandra Cefaliello, violoncello)
Forum austriaco di cultura
La notte più felice della vita di Mozart. Quella sera, nella sua bella casa al centro di Vienna, davanti a sua moglie, al padre, a Franz Haydn, il più celebre compositore del tempo, nascono tre nuovi quartetti per archi. Quando verranno pubblicati, Mozart sarà violentemente criticato: è l’ultimo della serie a sconcertare. Perché inizia con un misterioso Adagio, che rompe tutte le regole?
E’ il fascino segreto del “Quartetto delle Dissonanze”, dove vive la sua più intima bellezza.

2. Le Variazioni Goldberg
J. S. Bach, Variazioni Goldberg
Interpreti: Ramin Bahrami, pianoforte
Goethe Institut di Roma
Davvero Bach ha scritto le Variazioni Goldberg come ninna nanna per un diplomatico che aveva perduto il sonno e, per ritrovarlo, si è affidato alla musica? Ed è mai esistito un signor Goldberg?
Un’Aria iniziale, poi trenta Variazioni – organizzate secondo un ordine sempre uguale e sempre diverso – e poi ancora, per chiudere, l’Aria (Bach usa proprio questa parola italiana) con cui il percorso era iniziato. Ma se qualcosa finisce come comincia e comincia come finisce, vuol dire che non ha né inizio, né fine, che il suo orizzonte è l’infinito.
Johann Sebastian Bach, rigoroso come un matematico, fantasioso come un giocoliere.

3. La padrona di casa
F. Chopin, Brani per pianoforte e tre canti polacchi
Interpreti: Daniela Mazzucato, canto e recitazione; Marco Scolastra, pianoforte
Istituto polacco di Roma
Fryderyh Chopin e George Sand: un genio del pianoforte, “bello, fragile, malato, viziato come un principe d’Oriente” e una scrittrice che firmava i suoi romanzi con un nome da uomo. Tra Parigi, la campagna francese, Palma de Mallorca, il racconto della loro relazione, totale e tormentata, tra estrema visibilità pubblica e difficile intimità. Lui la chiamava così: “Buongiorno, Signora padrona di casa”. Lei ne rideva, si sentiva lusingata. E quando, per evitare “miserabili insinuazioni”, lui la lascia, lei scopre di avere ancora bisogno della sua musica: “Era impossibile non ascoltarti. E lo
ho fatto ogni giorno, per nove anni”.

4. L’angelo del tempo
O. Messiaen, Quatuor pour la fin du temps
Interpreti: Monaldo Braconi, pianoforte; Eleonora Elisa Papandrea, violino; Gabriele Geminiani, violoncello; Alessandro Carbonare, clarinetto
Goethe Institut di Roma
“Grazie. Questa musica ci riscatta tutti. Non ci riporta dove siamo, ma a quello che siamo. Esseri umani”. Così, la sera del 15 gennaio 1941, alla fine del concerto, un prigioniero di guerra si rivolge al compositore francese Olivier Messiaen. Quella notte, nel gelo della baracca di un Lager, è nato un capolavoro che scalda il cuore. Che ricorda come gli uomini siano capaci di toccare tutti gli estremi; come, anche al culmine dell’orrore, possano nascere la speranza e l’amore, affidati qui alla dolce potenza della musica. Una vicenda unica, esattamente ricostruita.

5. Come un’alma rapita
Gesualdo da Venosa, Madrigali
Interpreti: Ensemble De Labyrintho (Walter Testolin, direttore)
Fondazione Camillo Caetani
Carlo Gesualdo, principe di Venosa. Un nobile, un artista, un nipote di cardinali e papi, un assassino, colpevole di un doppio delitto: uccide la moglie e l’amante di lei. Un gran caso di cronaca nera, nella Napoli di fine Cinquecento. Difficile parlare di lui senza farne un fumetto. Meglio ascoltare Stravinskij, che per primo ne comprende l’unicità: “Gesualdo è un musicista senza padri e senza figli, un pianeta senza satelliti nella storia della musica”.
Il contrasto violento di luci e ombre, la tensione che mai si appaga, l’armonia dalla quale emerge un canto lancinante, invasivo: per capire la musica di Gesualdo, bisogna osservare i quadri di Caravaggio, suo perfetto contemporaneo.

6. Un artista del popolo?
D. Sostakovic, Quintetto in sol min per pianoforte e archi op. 57
Interpreti: Michele Campanella, pianoforte; David Romano, violino; Ingrid Belli, violino; Raffaele Mallozzi, viola; Diego Romano, violoncello
Fondazione Camillo Caetani
Artista del popolo, amico del popolo, nemico del popolo: durante la sua vita Dmitri Sostakovic è stato tutto questo. Il regime politico durante il quale è vissuto, ha deciso che lui è stato tutto questo, portandolo alle soglie della pazzia. La musica da camera è il rifugio segreto di questo gigante del Novecento e nel Quintetto op. 57 vivono intenzioni fulminee, memorie e abbandoni dolcissimi. All’opera viene assegnato nel 1941 il Premio Stalin di Prima Classe: ma come è possibile, si domanda l’artista? Soltanto pochi anni prima, aveva dovuto ritirare una sua opera, Lady Macbeth del distretto di Mzensk, e umiliarsi in una pubblica autocritica. Eppure, la sua musica, è sempre la stessa, inconfondibile. Lui lo sa, e questo lo salva.

7. Ho dovuto ucciderle (quasi) tutte
G. Puccini, Arie ed episodi tratti dalle opere Turandot, Manon Lescaut, Bohème, Madama Butterfly, Tosca
Interpreti: Michela Sburlati, soprano; Elio Pandolfi, recitazione; Marco Scolatra, pianoforte
Istituto Polacco di Roma
Giacomo Puccini, infallibile serial killer di soprani. Fossero schiave innamorate del loro principe d’oriente, ragazze ambiziose e ingenue, fioraie che vivono nelle mansarde di Parigi, giovani geishe costrette a sposarsi, ricche attrici romane di successo, il loro destino è segnato. Piacevano così, le donne all’opera: belle e condannate. In un percorso creativo lungo oltre trenta anni, il destino tragico della protagonista rimane una costante del teatro musicale di Puccini.
Cinque titoli, altrettante scene madri, narrate prima leggendo il libretto, per poi passare dalla parola detta alla parola cantata e accompagnata dalla musica. Ed è in questo tragitto che si esprime la grandezza di Puccini.

8. Prova d’artista
F.Schubert , Quartetto per archi op. 125 N. 1
Interpreti: Quartetto Sincronie (Human Vaziri, violino; Nicola Russo, violino; Arianna Bloise, viola; Jo-Chan Lin, violoncello)
Forum Austriaco di cultura
Vienna, 1813. Franz Schubert è un ragazzo di sedici anni che studia per diventare maestro e poter così aiutare il padre nella scuola elementare che ha aperto alla periferia di Vienna. Ma lui ha in mente altro: vuol diventare compositore, vivere di musica. E infatti scrive musica nuova ogni giorno. In questo quartetto per archi, scritto proprio nel mese in cui lascerà, non senza contrasti con le autorità, l’Imperial Regio Convitto, e rimasto a lungo sconosciuto, emergono prepotenti alcuni tratti salienti di una personalità d’artista che da lì a breve eromperà in tutta la sua grandezza.